Decreto Covid e Scuole Febbraio 2022: tutte le regole in 7 punti

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Decreto Covid e Scuole Febbraio 2022: tutte le regole in 7 punti

Decreto Covid e Scuole Febbraio 2022: tutte le regole in 7 punti

 

DECRETO COVID FEBBRAIO 2022, COSA PREVEDE

Arriva il nuovo Decreto Covid e Scuole di Febbraio 2022, approvato dal Consiglio dei Ministri che interviene sulla durata del Super Green Pass e riscrive le regole per quarantene e DAD a scuola.

Cambiano anche le norme per gli stranieri e per la zona rossa, ma per tutti le nuove regole sono scattate dal 5 febbraio 2022.

 

DECRETO COVID FEBBRAIO 2022, COSA PREVEDE

 Il nuovo Decreto Covid approvato dal Consiglio dei Ministri cambia la validità del Super Green Pass, cioè quello per chi ha fatto il booster e per i guariti che hanno ricevuto una, due o tre dosi di vaccino. Nuove norme anche sulla scuola, in particolare, quarantene e Dad. Vediamo il Decreto, in vigore dal 5 febbraio 2022, spiegato in punti.

 

1) GREEN PASS ILLIMITATO PER CHI HA LA TERZA DOSE

Il Governo ha dato il via libera alla durata del Green Pass illimitata per chi ha fatto la terza dose (booster). Stessa cosa vale per chi dopo due dosi ha avuto l’infezione e poi è guarito. Dunque, per chi ha fatto tre dosi di vaccino il cosiddetto “Mega Green Pass” non avrà più scadenza e al momento non sono previste ulteriori dosi di richiamo. “La certificazione verde Covid-19 ha validità a far data dalla medesima somministrazione senza necessità di ulteriori dosi di richiamo” si legge nella bozza del testo “A coloro che sono stati identificati come casi accertati positivi al Covid oltre il 14° giorno dalla somministrazione della prima dose di vaccino, è rilasciata, altresì, la certificazione verde, che ha validità di 6 mesi a decorrere dall’avvenuta guarigione. Invece, a coloro che sono stati identificati come casi accertati positivi a seguito del ciclo vaccinale primario o della somministrazione della relativa dose di richiamo, è rilasciato altresì, il Green Pass che ha validità a decorrere dall’avvenuta guarigione senza necessità di ulteriori dosi di richiamo”.

 

 

2) STOP QUARANTENA PER GUARITI CON DUE DOSI

Le disposizioni sull’applicazione dell’autosorveglianza invece della quarantena – in caso di contatto con un positivo – si applicano anche a chi ha effettuato due dosi di vaccino e poi è risultato infetto ed è guarito. Al momento l’autosorveglianza si applica, al posto della quarantena, o a chi ha fatto la terza dose o a chi ha avuto un contatto nei 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario o dalla guarigione. Con la nuova norma, in sostanza, si equipara per questa previsione chi è guarito dopo due dosi a chi ha ottenuto il booster. L’autosorveglianza consiste nell’obbligo di indossare mascherine FFP2 fino al 10° giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto con soggetti confermati positivi al Covid, e di effettuare un test antigenico rapido o molecolare alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al 5° giorno successivo alla data dell’ultimo contatto.

 

3) ABOLITA LA ZONA ROSSA PER I VACCINATI

Anche in zona rossa con il Green pass rafforzato (per chi è vaccinato o guarito) si ammette la fruizione dei servizi, lo svolgimento delle attività e gli spostamenti limitati o sospesi. Dunque, le restrizioni previste nelle zone rosse, dovranno essere rispettate soltanto dalle persone non vaccinate.

 

4) DAD 5 GIORNI IN SCUOLA INFANZIA SOLO DOPO 5 CASI

 Nella scuola dell’infanzia nessun bimbo dovrà rimanere a casa fino a 5 casi di positività al Covid. L’obbligo di rimanere a casa scatterà dal 5° caso e per 5 giorni. Fino a 4 casi di positività accertati tra gli alunni presenti in classe, quindi, l’attività didattica prosegue per tutti in presenza con l’utilizzo di mascherine FFP2 “da parte dei docenti fino al 10° giorno successivo alla conoscenza dell’ultimo caso accertato positivo”. In tali casi, è fatto comunque obbligo di effettuare un test antigenico rapido o molecolare” o anche un tampone fai da te alla prima comparsa dei sintomi, se si è ancora sintomatici, al 5° giorno successivo alla data dell’ultimo contatto. In caso di utilizzo del test autosomministrato l’esito negativo è attestato tramite autocertificazione.

 

5) NUOVE REGOLE DAD PER LA SCUOLA PRIMARIA

 Nella scuola primaria, il nuovo Decreto Covid e Scuole Febbraio 2022 prevede:

 

  • fino a 4 casi di positività, si continuano a seguire le attività didattiche in presenza con l’utilizzo di mascherina FFP2 da parte di docenti e alunni con più di 6 anni di età e fino al decimo giorno successivo alla conoscenza dell’ultimo caso accertato positivo al Covid 19. Inoltre, è obbligatorio effettuare un test antigenico rapido o autosomministrato o molecolare alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto;

 

  • dal 5° caso coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni o che sono guariti da meno di 120 giorni o che hanno effettuato la dose di richiamo, l’attività didattica prosegue in presenza con l’utilizzo di mascherine FFP2 da parte di docenti e alunni con più di 6 anni di età per dieci giorni; per tutti gli altri le attività proseguono in didattica digitale integrata per 5 giorni.

 

Per il rientro a scuola, vale l’autosorveglianza per i vaccinati. Dunque, ok al ricorso al tampone fai-da-te (con esito negativo autocertificato).

 

 

IL TESTO DEL DECRETO COVID E SCUOLE FEBBRAIO 2022

Mettiamo a vostra disposizione il Decreto Legge 4 febbraio 2022, n. 5 (Pdf 56 Kb) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.29 del 04-02-2022. In questa pagina c’è anche il comunicato ufficiale del Governo sul Decreto.

 

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Maturità 2021, tutte le novità.

Maturità e terza media, Bianchi firma le ordinanze per gli esami: ecco come si calcola il voto finale.

 

Il percorso scolastico varrà per 60 punti, il colloquio fino a 40, possibile ottenere la lode. Si inizia il 16 giugno, nelle prossime settimane sarà definito il protocollo di sicurezza in accordo con i sindacati

 

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha firmato le ordinanze sugli esami di Stato del primo e del secondo ciclo di istruzione e sulle modalità di nomina e costituzione delle Commissioni. Le ordinanze definiscono gli esami di giugno, spiega una nota, tenendo conto dell’emergenza sanitaria e del suo impatto sulla vita scolastica e del Paese. Sia per il primo che per il secondo ciclo, l’esame avrà una prova orale, in presenza, che partirà dalla discussione di un elaborato, il cui argomento sarà assegnato alle studentesse e agli studenti dal Consiglio di classe nei mesi che precedono l’esame stesso, affinché possano curarne attentamente gli sviluppi, affiancati da un loro insegnante.

Nella scuola secondaria di secondo grado l’elaborato riguarderà le discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi. Le ordinanze sono state firmate dopo essere state sottoposte al parere del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, come previsto dalla normativa vigente. I testi sono disponibili, da oggi, sul sito del ministero dell’Istruzione, con i relativi allegati. Il credito scolastico sarà attribuito fino a un massimo di 60 punti, di cui fino a 18 per la classe terza, fino a 20 per la classe quarta e fino a 22 per la classe quinta. Con l’orale verranno assegnati fino a 40 punti. La valutazione finale sarà espressa in centesimi, sarà possibile ottenere la lode.

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Il ministero, prosegue la nota, ha reso disponibile un’apposita pagina web con tutti i materiali dedicati agli esami di Stato. In particolare, per il secondo ciclo, sono allegate le tabelle di conversione del credito scolastico per il terzo e quarto anno e per l’assegnazione del credito del quinto anno, le discipline caratterizzanti per ciascun indirizzo di studi, la griglia di valutazione della prova orale. Le ordinanze contengono particolari disposizioni dedicate alle alunne e agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e con altri bisogni educativi speciali, prestando massima attenzione al tema dell’inclusione. Nelle prossime settimane sarà poi definito un apposito Protocollo di sicurezza per gli esami, che sarà condiviso con le organizzazioni sindacali.

Gli esami di maturità avranno inizio il prossimo 16 giugno alle ore 8.30. L’Esame, come detto, prevede un colloquio orale, che partirà dalla discussione di un elaborato il cui argomento sarà assegnato a ciascuna studentessa e a ciascuno studente dai Consigli di classe entro il prossimo 30 aprile. L’elaborato sarà poi trasmesso dal candidato entro il successivo 31 maggio. Ci sarà dunque un mese per poterlo sviluppare. Ciascuna studentessa e ciascuno studente, precisa poi il ministro nell’ordinanza, avrà il tempo di curarlo approfonditamente grazie anche al supporto di un docente che accompagnerà questo percorso, aiutando ciascun candidato a valorizzare quanto appreso. L’elaborato sarà assegnato sulla base del percorso svolto e delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, che potranno essere integrate anche con apporti di altre discipline, esperienze relative ai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente.

L’elaborato potrà avere forme diverse, in modo da tenere conto della specificità dei diversi indirizzi di studio, della progettualità delle istituzioni scolastiche e delle caratteristiche della studentessa o dello studente in modo da valorizzare le peculiarità e il percorso personalizzato compiuto. Le discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi sono state pubblicate oggi insieme alle ordinanze. Ci saranno, ad esempio, Lingua e cultura latina e Lingua e cultura greca per il Liceo classico, Matematica e Fisica per il Liceo scientifico, Lingua e cultura straniera 1 e Lingua e cultura straniera 3 per il liceo linguistico. E ancora, Scienze umane per il Liceo delle Scienze umane, Discipline pittoriche per il Liceo artistico indirizzo arti figurative Grafico-pittorico, Economia aziendale per l’Istituto tecnico settore economico indirizzo Amministrazione, finanza e marketing, Progettazione multimediale e Laboratori tecnici per l’Istituto tecnico settore tecnologico indirizzo Grafica e comunicazione, Laboratorio di servizi di accoglienza turistica e Diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva per l’Istituto professionale indirizzo Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera Articolazione Accoglienza turistica.

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Al via il recupero degli apprendimenti

Al via il recupero degli apprendimenti. I presidi: “Ma le scuole non sono pronte”

 

Nota ufficiale per smentire ritardi. I corsi saranno svolti in presenza dello studente e in alcuni casi a distanza. Da oggi scatta la procedura per la “chiamata veloce”: i docenti possono presentare domanda per supplenze fino al 2 settembre

di ILARIA VENTURI

 

Non saranno pagati extra agli insegnanti. E negli istituti ancora ci sono lavori in corso per allestire le aule, mancano i bidelli per gestire gli ingressi, non si è pronti con le misure di sicurezza anti-Covid. Così i corsi di recupero previsti dal primo settembre rischiano di slittare a dopo l’avvio dell’anno scolastico.

L’allarme è lanciato dall’Associazione nazionale presidi del Lazio, mentre sindacati come la Uil si preparano alla battaglia legale sulla questione del mancato pagamento. Il ministero all’Istruzione ha appena chiarito, in base a quando già previsto dal Decreto Scuola, che si tratta di attività ordinaria. “Stiamo dicendo ai nostri colleghi di farli slittare a dopo l’avvio della scuola” spiega Mario Rusconi, responsabile dell’Anp del Lazio. “Non solo per evitare il contenzioso, ma anche perché gli istituti non sono pronti con il rientro in presenza degli studenti. Noi consigliamo di farli durante l’anno interrompendo le lezioni e dedicando una settimana al recupero delle carenze.

“Il recupero degli apprendimenti ci sarà” assicura il ministero in una nota. E in effetti molti istituti superiori hanno già pubblicato il calendario. Insomma si procede in ordine sparso: chi li farà partire dal 7 settembre e non dal primo, chi online, chi in presenza. E chi rimanda il tutto a dopo l’avvio delle lezioni. A partire saranno soprattutto le superiori, pochi i casi di medie e primarie che richiameranno in classe i loro alunni già da martedì prossimo.

Non si tratta dei vecchi corsi di recupero, quest’anno si chiamano Pai, nuova sigla tra le tante del mondo della scuola: piani di apprendimento individualizzato. Gli studenti sono stati tutti promossi dopo il lockdown, ma chi non è arrivato al 6 si porta dietro il “debito” da recuperare obbligatoriamente senza necessariamente una prova finale per la verifica del recupero (sono le singole scuole a decidere se farla).

“Il recupero – continua la nota di viale Trastevere – comincerà dai primi di settembre e proseguirà anche durante i prossimi mesi, così come previsto dalle norme che regolano il nuovo anno scolastico, che sono il frutto della gestione del periodo di emergenza sanitaria vissuto dal Paese. Nessun allarme, dunque”. Sui docenti non pagati viene precisato: “Il ministero ha solo ricordato, citando peraltro la normativa vigente, che dall’1 al 14 settembre si potranno avviare i corsi perchè i docenti sono già a scuola per l’attività ordinaria”. A deliberare spetta ai collegi dei docenti.

Intanto da oggi, fa sapere il ministero, prende il via la “chiamata veloce che consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni, di poter presentare domanda in un’altra regione dove ci sono posti disponibili per ottenere prima la cattedra a tempo indeterminato”. Subito dopo l’assegnazione dei posti con la chiamata veloce si procederà con le supplenze. Le domande potranno essere presentate fino alle ore 23.59 del 2 settembre.

 

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Coronavirus, il documento dell’Iss.

Coronavirus, il documento dell’Iss: “La scuola deve ripartire, ecco come”

 

Brusaferro: “L’istruzione è la priorità”. Con un caso positivo la struttura non chiude automaticamente: è la Asl a valutare in base alla circolazione del virus in quel momento nella zona dell’istituto

di MICHELE BOCCI

 

È diventato ufficiale il documento con le indicazioni per la gestione dei focolai di coronavirus nelle scuole anticipato da Repubblica. “In una prospettiva di possibile circolazione del virus a settembre e nei prossimi mesi è stato necessario sviluppare una strategia nazionale di risposta a eventuali casi sospetti e confermati in ambito scolastico o che abbiano ripercussioni su di esso, per affrontare le riaperture con la massima sicurezza possibile e con piani definitivi per garantire la continuità”, spiega il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro. “La necessità di riprendere le attività scolastiche è indicata da tutte le agenzie internazionali, tra le quali l’Oms, come una priorità ed è tale anche per il nostro Paese”.

Le raccomandazioni illustrano come si deve agire quando si trova un alunno, o un operatore della scuola, con sintomi compatibili con il virus (sono una lunga serie, dalla tosse, all’affanno, dalla diarrea ai dolori muscolari) o con la temperatura superiore a 37,5°. Nell’istituto, bisogna avere una stanza dove isolare l’allievo mentre si aspetta l’arrivo dei genitori. Sono loro a contattare pediatra o medico di famiglia che a sua volta, se lo ritiene necessario, richiede il tampone alla Asl.

In caso di positività si valuta l’isolamento di tutti i compagni di classe e dei docenti che hanno avuto contatti con il contagiato nelle 48 ore precedenti. Con un caso, dicono gli esperti, non va automaticamente chiusa la scuola ma il dipartimento di prevenzione della Asl deve valutare la situazione anche in base alla circolazione del virus in quel momento nell’area dove si trova la scuola. Se viene contagiato un docente o un altro lavoratore scolastico si valuteranno i suoi contatti, sempre nei due giorni prima, e si avvieranno eventuali quarantene.

Tutte le scuole dovranno nominare un referente, che dialogherà con la Asl. Nei dipartimenti di prevenzione dovrà esserci un medico di riferimento per ogni istituto. Nelle scuole dovranno esserci registri che tengono conto di tutti gli spostamenti di docenti e supplenti nelle classi e di eventuali attività svolte da uno o più alunni fuori dalla propria aula. A ogni bambino verrà misurata la febbre dai genitori la mattina, prima dell’ingresso a scuola.

Il documento è stato messo a punto da Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, ministero dell’Istruzione, Inail, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna

 

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l’insegnamento a distanza

“Cara ministra Azzolina, l’insegnamento a distanza non può sostituire la scuola”

 

La lettera di genitori e insegnanti è partita da Firenze ma sta raccogliendo adesioni in tutta Italia. Le preoccupazioni per le incertezze sulla riapertura e anche per gli effetti delle lezioni online

Questo il testo integrale della lettera di un gruppo di genitori, insegnanti, pediatri, psicologi, operatori della scuola, alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Egregia Ministra Lucia Azzolina,

siamo un gruppo di genitori, con figli di varie età, scolare e prescolare, e di insegnanti, di educatori e operatori della scuola, di professionisti che hanno deciso di interpellarLa direttamente. La scuola è stata la prima a chiudere per il Covid-19. Ferma dal 22 febbraio in Lombardia e in Emilia Romagna e progressivamente nel resto d’Italia, sembra anche destinata a essere l’ultima a riaprire, senza clamore: come se si trattasse di questione marginale di fronte alla necessità di far ripartire il Paese.

I bambini, tutti i minorenni, e i loro diritti, sono stati ignorati durante tutta la fase emergenziale dalle istituzioni, e presi in considerazioni solo dopo vibranti proteste e mobilitazioni. Mentre il primo ministro Conte comincia a presentare un’ipotesi di riapertura graduale delle attività lavorative e a parlare di “ripartenza”, manca una chiara informazione istituzionale relativa a condizioni, termini e modalità di riapertura delle scuole

Noi genitori e insegnanti siamo costretti a fare affidamento a voci che paventano non solo la riapertura della scuola unicamente a partire da settembre, ma addirittura una riapertura esclusivamente o parzialmente a distanza.

Una ripartenza con genitori che dovrebbero ancora farsi carico dell’accudimento e/o dell’istruzione primaria dei propri figli è impensabile. Non si può, quindi, sottovalutare il problema e non pensare alle enormi conseguenze che questo avrà sui minori e sull’organizzazione delle famiglie.

A oggi riteniamo che un mese e mezzo di chiusura della scuola abbia chiaramente dimostrato:

“impreparazione digitale” di docenti e alunni, mancanza di infrastrutture pubbliche adeguate (banda larga, piattaforme didattiche digitali, ecc.) e di connessioni domestiche, nonché disomogenea distribuzione tra la popolazione dei dispositivi necessari;

inadeguatezza dell’insegnamento a distanza.

Inoltre dobbiamo registrare:

– che il primo risultato della didattica a distanza è confermare e approfondire le distanze sociali economiche e culturali, in evidente contraddizione con la Costituzione italiana (l’art. 3 impegna la repubblica a rimuovere le disuguaglianze);

– che ci sono gravi e incontestabili conseguenze prodotte dal venir meno della scuola come luogo materiale di rapporti umani, tra coetanei e tra adulti e ragazzi;

– che asili nido e scuole dell’infanzia – che non possono ricadere sotto la voce “didattica a distanza” e sono tuttavia servizi essenziali – sono usciti del tutto dalla discussione pubblica.

Nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla grande maggioranza delle persone coinvolte – insegnanti, studenti e genitori – la didattica a distanza non può essere considerata altro che una soluzione di pura emergenza, e riteniamo che non sia accettabile prolungarla oltre l’estate, a meno  che non ci siano evidenze scientifiche tali da costringere a tenere chiuse tutte le attività siano esse economiche, sociali, culturali, sportive o scolastiche.

La didattica a distanza non può sostituire la scuola e – per quanto si possano discutere sfumature e specificità – questo vale per tutti gli ordini e gradi di istruzione. Per i gradi della scuola dell’obbligo poi, l’unico risultato certo è lasciare ancora più indietro ampie fasce della popolazione.

Inoltre la didattica a distanza non è idonea in assenza di un sostegno adeguato da parte di un adulto almeno per le fasce di età dei bambini più piccoli e per i bambini con difficoltà di apprendimento.

Infine la scuola dell’infanzia e primaria sono istituzioni educative che strutturano un primo fondamentale momento di relazione sociale continuativa e organizzata fra gli esseri umani.

A questa esperienza formativa di socializzazione, è stata sostituita la solitudine della didattica e dell’apprendimento a distanza: ciò significa privare le nuove generazioni di questo insostituibile patrimonio di educazione alla socialità e alla cittadinanza e può essere tollerata solo come extrema ratio temporanea.

La ripresa da parte dei genitori della propria attività lavorativa impedirà a molti di essi la cura e l’assistenza – anche quella didattica, indispensabile per le prime classi elementari – ai propri figli minori.

In questa prospettiva sorge per le famiglie la preoccupazione di dover far fronte a un vero e proprio abbandono dei figli per gran parte della giornata, tenuto anche conto che moltissime famiglie non potranno più fare affidamento sulla presenza e sull’aiuto dei nonni (fascia di popolazione maggiormente esposta a rischio Covid) e che il costo di una babysitter per tutto il corso della giornata sarebbe per molti insostenibile, nonostante i voucher promessi.

L’estate sarà la prima prova: di fronte alla ripresa delle attività lavorative auspicata da tutti, c’è la concreta possibilità che manchino attività di supporto alle famiglie come i centri estivi. Anche su questo registriamo per il momento la totale assenza di informazioni e indicazioni.

In caso di figli molto piccoli, per chi fosse ancora costretto allo smartworking, neppure la presenza di una babysitter assicurerebbe in ogni caso efficiente ripresa. Inevitabilmente molti genitori – soprattutto madri di bambini non ancora autosufficienti, nei bisogni primari o anche solo nella didattica – saranno indotti a rinunciare al proprio lavoro, o ad accantonarlo, proprio per non far venir meno l’assistenza ai propri figli.

Guardando ai nostri vicini europei, il diritto all’istruzione compare come una priorità dei governi, all’interno di una visione articolata e complessiva per la gestione dell’emergenza, che si sforza di tenere insieme le esigenze di sicurezza sanitaria, di contenimento del contagio, di salute psico-fisica della popolazione, di ripresa delle attività economiche, scolastiche e sociali. Il contrario di quello a cui stiamo assistendo in Italia, alla luce della comunicazione istituzionale e dall’agenda politica sbandierata.

In Danimarca, l’idea del governo è che per riprendere una vita normale, chiedendo ai genitori di tornare a lavorare, è necessario che i bambini e i ragazzi tornino in classe. Il governo di Copenhagen è pronto a innestare la retromarcia nel caso in cui il numero dei contagi, ora basso, dovesse crescere di nuovo.

Dal 20 aprile in Norvegia riaprono asili nido e dal 27 aprile le scuole primarie. In Spagna, la settimana scorsa si è riunita la commissione che si occupa dell’emergenza e l’indicazione data è di provare con aperture scaglionate, diverse da regione a regione a seconda della condizione epidemiologica, a partire da maggio.

In Francia il ministro dell’Istruzione Michel Blanquer ha dichiarato che l’apertura delle scuole sarà progressiva dall’11 maggio seguendo un criterio sociale, aprendo cioè le scuole nelle zone socialmente più difficili.

In Germania l’accademia delle scienze nazionale, l’Accademia Leopoldina, ha raccomandato un graduale allentamento delle restrizioni dal 4 maggio. È notizia di queste ore che verrà data priorità agli studenti che stanno completando il loro ciclo (superiori, medie e anche elementari).

Alla luce di tutto questo, riteniamo sia doveroso da parte Sua adoperarsi, al pari dei suoi colleghi europei, per garantire il diritto all’istruzione iniziando da subito a pensare, a progettare e organizzare la ripresa delle attività scolastiche in presenza (almeno a settembre e anche prima dell’estate, per i più piccoli).

È necessario che fornisca un’informazione tempestiva, chiara e costantemente aggiornata circa il lavoro di programmazione che il governo sta svolgendo sul tema e circa le modalità che dovranno essere assunte per la riapertura di tutte le scuole – dai nidi alle secondarie – , in sicurezza: pensiamo a test sierologici per bambini e ragazzi, a turni ridotti e differiti, all’eliminazione dei momenti di assembramento, a supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, all’ottimizzazione nell’uso dello spazio nelle aule in rapporto al numero di studenti, alla regolarizzazione dei docenti precari, all’assunzione di più personale, alla sanificazione degli ambienti, alla conversione a uso scolastico di edifici inutilizzati e di scuole precedentemente chiuse, alla riapertura delle scuole differenziata su base regionale, in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche.

Sono misure che richiedono un enorme lavoro di organizzazione – che deve tenere conto di una catena di problemi che va dall’uscita di casa e dall’entrata a scuola, fino alla gestione dell’uscita e del rientro a casa intrecciandosi con altre attività e servizi, a cominciare dal trasporto pubblico. Devono perciò essere pensate, programmate e finanziate già da ora.

Se il governo continuerà a rimandare ancora la discussione e la pianificazione sulla scuola, per molti mesi si continuerà a privare del diritto all’istruzione intere generazioni di studenti.

Riteniamo comunque che la gradualità delle aperture, imposta dalle esigenze sanitarie ma anche da quelle di graduazione delle esigenze dei minori e delle famiglie, consentirebbe di pianificare sin dalle prossime settimane – al pari o quasi degli altri paesi europei parimenti colpiti – la riapertura dei servizi educativi almeno alla prima infanzia (l’anno scolastico per asili e scuole dell’infanzia non si chiude il 10 giugno, ma alla fine del mese, protraendosi in certi casi anche in luglio) e (almeno delle prime classi) delle scuole primarie. Per i più piccoli, anche un breve passaggio in aula sarebbe importante.

Sentiamo quindi il bisogno di protestare perché, invece di considerare la scuola come una delle priorità, in una visione organica complessiva dell’emergenza sanitaria in atto, e di attivarsi concretamente per la sua riapertura in sicurezza, così come succede in altri paesi europei e non solo, si continua a ribadire il perdurare dello stato di fatto circa la chiusura della scuola senza offrire ai cittadini informazioni e prospettive chiare.

È compito della politica garantire il diritto alla salute nel saggio bilanciamento di tutti gli altri diritti dei cittadini, fra i quali quello all’istruzione, per primo, non può, e non deve, essere totalmente (e neppure parzialmente) sacrificato.

È per noi inaccettabile che si continui a proporre una visione e soluzioni parziali e settoriali. Non è possibile considerare come unica soluzione quella della didattica a distanza, senza peraltro considerarne adeguatamente le ricadute sulla vita dei minori e delle loro famiglie, e senza considerare le problematiche organizzative e di gestione che questa genera.

Riteniamo tutto ciò gravissimo, tanto più se, guardando agli altri paesi con numeri simili ai nostri in termini di contagi e di decessi, si scopre che per loro la scuola è, insieme ad altre, una delle priorità, tenendo anche conto che sono ormai molti gli studi scientifici che attestano la sproporzione tra i vantaggi di un lockdown prolungato e i danni e i rischi che può produrre sulla popolazione e in particolare su bambini e adolescenti.

In conclusione, ci rivolgiamo a Lei, Ministra Azzolina, affinché si lavori da subito per costruire un piano per la riapertura di asili e scuole che sia adeguato ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, che sono tra i soggetti più fragili in questa emergenza sanitaria, e a sostegno delle famiglie e dei genitori.

Chiediamo, inoltre, che il piano di intervento e finanziamento per l’anno scolastico 2020-2021, perdurando il momento dell’emergenza, voglia impedire un danno alla scuola pubblica.

Certi che comprenda questa situazione e la nostra preoccupazione, in attesa di un riscontro.

 

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RIFLESSIONE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

RIFLESSIONE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 

Siamo indubbiamente in un periodo di emergenza. Per la maggior parte viviamo isolati, confinati nelle nostre abitazioni. Si tratta di una situazione che sta mettendo a dura prova le nostre capacità di resistenza, di reazione, di pazienza e di adattamento.

Anche noi del Centro Studi Parini siamo stati costretti, in merito alle nostre abituali attività, ad adattarci al cambiamento. Abbiamo chiuso i nostri locali, bloccato le normali lezioni e corsi, avviato un nuovo tipo di attività didattica. Questo dal 25 febbraio. Un’emergenza non facile da affrontare, così, nell’immediato, ma abbiamo cercato di fare del nostro meglio, per quanto possibile. Io, come del resto i miei colleghi, Rosaria, Marilena, Massimo, siamo abituati al contatto diretto, quotidiano, con i ragazzi, i genitori, gli insegnanti, e questo contatto, inutile dirlo, oggi ci manca.

Ma questo isolamento può anche essere vissuto come un’occasione di riflessione riguardo quello che facciamo, come lo facciamo e perché.

E visto che il Centro studi, in quanto cooperativa sociale, fin dagli inizi ha cercato di dare un senso e un valore prettamente sociale alle proprie attività, ovvero aiutare chiunque fosse in difficoltà con il proprio percorso scolastico, aiutandolo a recuperarlo e risolverlo, vorrei approfittare di questo spazio per fare alcune considerazioni riguardo al senso e significato dell’educazione.

Premesso che l’educazione non si limita alle sole attività di carattere scolastico, occorre dire che educazione è sempre stata una parola di cui spesso si abusa. Educazione, come anche accennavo prima, non significa solo “andare a scuola” per imparare con profitto. Di fatto possiamo dire che tutto è educazione: la scuola (sicuramente), la famiglia, le istituzioni laiche e religiose, il mondo dello sport, le compagnie di amici, il tempo libero e qualsiasi altro momento nella vita di ognuno di noi.

Personalmente ritengo che l’educazione, in tutte le sue forme, converge su un punto unico, quello dell’emancipazione umana e sociale. E’ il percorso attraverso il quale ci formiamo attraverso tutta (ma proprio tutta) la nostra vita. Educare significa dotare gli esseri umani (cominciando fin da appena nati) di uno spirito critico che servirà sempre per le scelte e decisioni della nostra vita, facili o meno che possano essere.

Buona parte del percorso educativo, come ben sappiamo, è occupato dalla scuola, una realtà a cui vengono delegate le maggiori mansioni educative e formative. Ma, come altrettanto ben sappiamo, la scuola è, in fin dei conti, una sorta di banco di prova, con luci ed ombre, aspetti positivi e contraddizioni. Normale. Ma le varie esperienze scolastiche sono realtà che lasciano il segno nell’altra realtà, la nostra, la più intima, quella della personalità, del carattere e della coscienza. L’esperienza scolastica, purtroppo, non per tutti è un’esperienza così felicemente lineare e può trasformarsi in una affannosa “corsa ad ostacoli”, durante la quale gli studenti possono correre il rischio di cadere, bloccando così quello sviluppo educativo che l’istituzione scolastica dovrebbe garantire ugualmente a tutti.

Questo diventa il nostro campo di intervento, dove, alla luce delle attività da noi proposte, educare diventa ri-educare, ovvero intervenire là dove il processo si è interrotto.

Io penso che educazione e studio dovrebbero andare di pari passo. Ma non sempre è così. Anche educazione e ascolto, educazione e dialogo, educazione e confronto aperto, educazione e rispetto reciproco, dovrebbero andare di pari passo. E mi fermo qui con l’elenco delle situazioni che dovrebbero andare di pari passo con l’educazione, perché sono praticamente infinite. Quindi, tanto per andare sul pratico quotidiano, quando i genitori accompagnano da noi un figlio dicendo subito come premessa: guardate che non ha assolutamente voglia di studiare, come dovremmo porci di fronte a un caso del genere (che poi rappresenta la maggioranza dei casi)? Come recuperare questa benedetta e fantomatica “voglia di studiare” in chi non ce l’ha o non ce l’ha mai avuta, in chi eventualmente l’ha persa strada facendo? Con la bacchetta magica? Ma chi ce l’ha? Con una medicina da acquistare in farmacia? Ma in quale farmacia e con quale ricetta? No. Occorre invece essere pratici, con i piedi ben saldi a terra, e mettersi a rivedere e analizzare con la dovuta attenzione il percorso scolastico del ragazzo in questione, fare una specie di anamnesi, capire dove è avvenuto il trauma. Perché sicuramente a un certo punto e da qualche parte, dentro o fuori la scuola, si è inciampato in uno dei vari ostacoli e, magari, ci si è fatti anche molto male. Di conseguenza il nostro compito, oltre ad assicurare un servizio di studio sempre attinente ai programmi ministeriali, diventa quello di andare a cercare la “ferita” per sanarla, in modo da poter rimettere in moto la normale propensione alle attività di studio, recuperare l’autostima e favorire un processo di crescita responsabile nei nostri allievi. Facile? No. Semplice? Neppure. Ma si deve tentare, provare e riprovare, finché non si riesce a arrivare ad individuare il punto di rottura, stabilire un contatto e da lì provare a ripartire. Questo è quello che cerchiamo di fare ogni giorno, cioè restituire ai ragazzi un’immagine di se stessi reale, una nuova identità di studenti nella quale possono finalmente specchiarsi senza reticenze, paure o vergogna. Anche se in passato hanno subito dei fallimenti in campo scolastico ora sono di nuovo studenti a tutti gli effetti, come gli altri. E questo, a parer nostro, è un tassello importante di quello che chiamiamo educazione. E il nostro impegno si rivolge ad ogni ragazzo/a considerandolo sempre un caso a sé, perché, in effetti, ognuno di noi esseri umani è sempre, lo si voglia o no, un caso a sé.

Allora (e qui volevo arrivare) educare significa costruire quella sinergia di forze, capillare e importante, fra scuola, ragazzi, famiglie e contorno sociale, al fine di realizzare un piano operativo che possa servire allo scopo. Quale?  Quello di creare nei ragazzi una coscienza responsabile che li aiuti a diventare dei buoni cittadini da inserire nella società civile. Certo, ci sono anche i voti da ottenere, le scadenza scolastiche, gli obiettivi da raggiungere, gli esami da superare a fine anno, diplomi e maturità da conseguire e riguardo a tutto ciò ci impegniamo con tutte le nostre risorse e competenze. Ma mi sento di aggiungere che quello che più ci interessa è che fra vari anni, ormai adulti, i ragazzi di oggi che vengono da noi, possano ricordarsi di noi come di qualcuno che li ha aiutati a crescere e a recuperare qualcosa di importante che per un periodo della loro vita avevano pensato di aver irrimediabilmente perduto. E questo, secondo me, è il punto di forza dell’educazione, tale da permettere, nel tempo, la giusta trasmissione, di generazione in generazione, dei valori di sostegno sociale e morale.

 

Andrea Bini, per il Centro Studi Parini.                                                           Parma 16.04.2020