Trasporti, ingressi sfalsati, contagi: tutte le incognite del ritorno a scuola il 9 dicembre

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Trasporti, ingressi sfalsati, contagi: tutte le incognite del ritorno a scuola il 9 dicembre

Trasporti, ingressi sfalsati, contagi: tutte le incognite del ritorno a scuola il 9 dicembre

 

La ministra Azzolina convoca i 14 sindaci delle città metropolitane per accelerare il rientro delle superiori. “Sarà graduale”. Pd spaccato, Regioni scettiche. Locatelli (Cts): “Scuola assolutamente marginale nel passaggio del Covid”. Galli (ospedale Sacco): “Riaprire sarà un boomerang”

 

Da quando le scuole superiori sono state chiuse per decreto“, dice l’assessora all’Istruzione della Regione Emilia Romagna, Paola Salomoni, “i problemi non sono stati risolti”. Trasporti, flussi degli spostamenti, tracciamento dei contagi. “Sono ancora tutti lì”. L’idea di provare a ripartire il 9 dicembre “è un segnale per il Paese, ma le difficoltà sono davvero tante. Credo che ne usciremo ascoltando le scuole, i dirigenti scolastici e chiedendo loro soluzioni creative”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo ha detto in tv: “Lavoriamo per riaprire le scuole a dicembre”. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, questa mattina sta provando a convincere i sindaci delle quattordici città metropolitane, visto che da alcuni Regioni – Campania, Puglia e Calabria – attende un’opposizione. Vincenzo De Luca, presidente campano, dovrebbe rendere esplicita in giornata la sua contrarietà all’accelerazione scolastica. Il sindaco di Bari, e presidente dell’Associazione nazionali comuni italiani, Antonio Decaro, entra scettico all’incontro di questa mattina: “A Bari eravamo nelle condizioni di non chiudere il 4 novembre, ma devo dire che i contagi in città restano alti e il problema dei trasporti, in provincia, è serio”.

L’assessora alla Scuola “In Emilia Romagna non abbiamo altri bus”

Il potere delle riaperture scolastiche è nelle mani delle Regioni, ma per ora la ministra ha scelto il passaggio intermedio delle città metropolitane. Cristina Grieco, assessora all’Istruzione in Toscana, dice: “Il problema continuano ad essere i trasporti”. Ed è ancora la pari ruolo in Emilia Romagna, Paola Salomoni appunto, a spiegare: “Con la capienza dei bus al cinquanta per cento la situazione è di difficile soluzione. I mezzi pubblici cittadini e provinciali sono già utilizzati al massimo, gli acquisti dei mezzi si possono progettare adesso per avere le macchine disponibili dodici mesi dopo. Per trovare soluzioni bisogna affidarsi agli ingressi sfalsati, ma il territorio dell’Emilia Romagna ha una larga diffusione di scuole nei territori interni, anche in montagna, e oggi non è semplice prolungare gli orari di ragazzi che già fanno un’ora all’andata e una al ritorno per raggiungere il loro istituto e ripartire”.

L’auspicio “ripartiamo mercoledì 9 dicembre”, corroborato dall’attività di sostegno del Comitato tecnico scientifico (“la scuola contribuisce in modo assolutamente marginale al contagio”, ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità facendo seguito a interventi simili del coordinatore Agostino Miozzo e di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istiuto superiore di Sanità), deve contemplare per forza la gradualità. Il Paese non è pronto. In Calabria il Tar ha fatto rientrare in queste ore la didattica a distanza per l’infanzia e le elementari. E così in Campania, dove sono terminati gli effetti dell’ordinanza, ma i sindaci di Caserta, Avellino e Salerno hanno subito firmato proroghe.

Sulla questione, calda, Cinque Stelle e Italia Viva spingono per la riapertura, mentre il Pd appare spaccato. Una lettera – “Aprite prima di Natale” – indirizzata al presidente del Consiglio dai senatori della Commissione cultura di maggioranza, è stata bloccata alla Camera da Enrico Franceschini. Il ministro della Salute Roberto Speranza – stretto tra i due fuochi del calo dell’indice di contagio e del numero elevato di morti – dice: “Lavoriamo per aprire a dicembre, ma per valutare una riapertura delle superiori aspettiamo i dati del venerdì”. Numeri e indicazioni arriveranno dall’Istituto superiore di Sanità venerdì prossimo. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che è anche presidente della Regione Lazio, non è favorevole alle accelerazioni azzoliniane e dice: “Sul ritorno alla scuola in presenza decide il governo sulla base dei dati scientifici e insieme alla scuola. La scuola è aperta, ricordiamolo, anche se a distanza”. Zingaretti ricorda che didattica a distanza non significa “scuola chiusa”.

La scienza non è univoca nel considerare la marginalità della scuola nello sviluppo della pandemia. Massimo Galli, primario dell’Ospedale Sacco di Milano e professore di Malattie infettive all’Università Statale, ha detto al Gazzettino: “Abbiamo clamorosamente toppato il contenimento dell’infezione dopo il lockdown di marzo. Mi rendo conto che ci sono esigenze diverse come quella della scuola, importantissima, ma il riaprire troppo presto per richiudere sarebbe uno smacco ancora peggiore perché sarebbe costato qualcosa nel mezzo. Al di là della buona volontà messa in campo da tutti coloro che ci hanno lavorato, ora non possiamo dire che ci siano garanzie sufficienti. Non ha senso riaprire fino a quando non si è nelle condizioni di sicurezza. Sono scettico sulla garanzia assoluta paventata da alcuni all’interno della scuola, ho la consapevolezza che le barriere architettoniche, come le aule troppo piccole, sono quelle che sono e la pretesa di tenere un’intera classe con la mascherina mi pare eccessiva”.

 

Al ministero dell’Istruzione si lavora su due ipotesi, appunto, graduali. Un ritorno in presenza nelle superiori e in seconda e terza media, questo dal 9 dicembre, al 50 per cento nelle regioni che hanno ottenuto il colore giallo, ovvero dove il contagio è meno diffuso. In alternativa, un ritorno per le classi prime e le quinte degli istituti superiori.

Antonello Giannelli, responsabile dell’Associazione nazionale presidi, dice: “Si può ripartire nei centri piccoli, più difficile nelle aree metropolitane”. Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl scuola: “Riiniziamo in sicurezza. Che senso avrebbe aprire le classi se poi dobbiamo richiuderle per le quarantene?”. La Rete degli studenti medi, atraverso il suo coordinatore Federico Allegretti: “Non c’è un piano, rischiamo di tornare in presenza in condizioni peggiori di settembre”. La maggioranza dei docenti resta contraria a un rientro a dicembre.

 

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Scuola, giga gratis per la didattica a distanza.

Scuola, giga gratis per la didattica a distanza.

 

Tim, Vodafone e WindTre accolgono la richiesta del governo ed escludono le piattaforme per le lezioni online dal consumo di dati previsto negli abbonamenti. Azzolina: “Un aiuto in più per gli studenti, grazie a chi ha aderito”.
I principali operatori di telefonia mobile hanno ascoltato l’appello del governo e forniranno traffico gratis per la didattica a distanza. Da oggi, infatti, le studentesse e gli studenti potranno seguire le lezioni scolastiche online senza consumare il traffico dati degli abbonamenti ai telefoni cellulari.
I ministri dell’Istruzione, Lucia Azzolina, per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, hanno invitato infatti i principali operatori di telefonia mobile a identificare soluzioni che agevolino i ragazzi nel seguire le lezioni da remoto. Tim, Vodafone e Wind Tre hanno accolto l’invito ed escluderanno le piattaforme di didattica a distanza dal consumo di gigabyte previsto negli abbonamenti.
“Quando si affronta un’emergenza come quella che stiamo vivendo serve davvero il sostegno di tutti (Scuola, giga gratis per la didattica a distanza.)- ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – Da marzo ad oggi lo Stato ha già investito oltre 400 milioni per il digitale a scuola. Iniziative come questa rafforzano l’impegno per supportare studentesse e studenti. Ringrazio chi ha aderito al progetto”.
La ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, ha sottolineato che ”l’impatto, anche economico, della didattica a distanza sulle famiglie, già pesantemente provate dalle conseguenze della pandemia è un nodo a cui le istituzioni devono una risposta fatta di soluzioni concrete. La sinergia raggiunta oggi con le società di telecomunicazioni è un passo che guarda in special modo alle situazioni familiari di maggiore disagio(Scuola, giga gratis per la didattica a distanza.), che sono quelle più gravemente esposte al rischio di esclusione sociale e di povertà educativa”. “La priorità resta quella di garantire pari opportunità di accesso ad un diritto primario, l’istruzione, a tutte le studentesse e gli studenti del nostro Paese ed evitare con ogni sforzo gap educativi difficilmente colmabili per i nostri ragazzi” ha evidenziato ancora Bonetti.
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Scuola, test sierologici rapidi gratuiti per gli studenti.

Scuola, test sierologici rapidi gratuiti per gli studenti.

 

In Emilia-Romagna si allarga la platea delle persone che possono accedere ai test sierologici rapidi e gratuiti in farmacia. Online l’elenco delle farmacie aderenti

Si allarga ulteriormente la platea delle persone che possono accedere ai test sierologici rapidi e gratuiti in farmacia voluti dalla Regione Emilia-Romagna, all’interno della campagna di screening rivolta ad alunni, studenti ai loro familiari.

Dopo i nonni non conviventi, anche il personale scolastico ha il diritto di effettuare i controlli che permettono di determinare la presenza di anticorpi per il Covid-19.

Dal 19 ottobre è attiva su tutto il territorio regionale la campagna per lo screening gratuito e rapido – si svolge in soli 15 minuti – disponibile su prenotazione in oltre 900 farmacie, quelle che per ora hanno aderito da Piacenza a Rimini, ma il numero è in continuo aumento.

Come ha stabilito l’ultima ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini per il recepimento del nuovo Dpcm, la possibilità di effettuare test sierologici rapidi nelle farmacie viene estesa anche agli studenti dei percorsi IeFP (Istruzione e Formazione Professionale), al personale scolastico delle scuole, di ogni ordine e grado, e dei servizi educativi 0-3 anni, e al personale degli enti di formazione professionale che erogano i percorsi di IeFP.

Una decisione assunta a ulteriore tutela del mondo della scuola, per il quale la Regione aveva già previsto l’effettuazione, sempre su base volontaria, dei test sierologici tradizionali.

La campagna rimarrà attiva fino al 30 giugno 2021, con la possibilità di sottoporsi al test anche più di una volta lungo l’anno scolastico.

Una massiccia indagine epidemiologica, con cui la Regione rafforza ulteriormente l’attività di prevenzione e controllo contro il Coronavirus, resa possibile grazie all’accordo siglato con le associazioni di categoria territoriali delle farmacie convenzionate, pubbliche e private.

Con una stima prevista di almeno 400.000 test nel primo mese, l’Emilia-Romagna è pronta a investire in maniera significativa sull’individuazione e circoscrizione del contagio da virus SARS-CoV-2: ogni test in farmacia costa infatti al Servizio sanitario 16,76 euro, comprensivi del costo del test e dei dispositivi, ma naturalmente per il cittadino tutto sarà gratuito.

Le modalità

Per effettuare il test è sufficiente prendere appuntamento con il farmacista, consultando l’elenco degli aderenti sul sito https://salute.regione.emilia-romagna.it/sierologico-farmacie, che sarà costantemente aggiornato. In caso di minori, un genitore o tutore deve dare il proprio consenso ed essere presente al momento del controllo, che avverrà sempre nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, dall’uso obbligatorio e corretto della mascherina all’igienizzazione delle mani all’ingresso, dal controllo della temperatura corporea al distanziamento.

Il farmacista registrerà sul Portale regionale delle Farmacie i dati della persona che si sottopone al test; in caso di positività, il cittadino sarà contattato dai Servizi di santità pubblica dell’Azienda sanitaria di assistenza per eseguire il tampone nasofaringeo.

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Recupero anni scolastici – Iscrizioni aperte a.s 2020-2021

Recupero anni scolastici – Iscrizioni aperte a.s 2020-2021

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Scuola, apertura a singhiozzo.

Scuola, apertura a singhiozzo. “Un istituto su quattro avrà problemi”

 

Dodici regioni mantengono l’avvio dell’anno scolastico per domani, ma nel Lazio un terzo dei plessi resterà chiuso e in Sicilia via solo alle superiori. In Emilia Romagna autorizzate le mascherine di stoffa. La Cisl: il 25 per cento parte senza certezze. La ministra Azzolina: “Piccole criticità”

di CORRADO ZUNINO

 

ROMA – La ministra Lucia Azzolina le chiama, da settimane, “piccole criticità”. La Cisl calcola: “Una scuola su quattro non partirà  normalmente”. Molti istituti scolastici italiani, semplicemente, non aprono. Sette regioni su venti rinviano l’avvio dell’anno scolastico 2020-2021 e anche nei territori in un cui la partenza legale è prevista per domani, lunedì 14 settembre, le piccole criticità sono montagne da scalare.

Dice l’assessore alla Scuola del LazioClaudio Di Berardino, in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica: “Nella nostra Regione un istituto su tre non ce la fa e deve rimandare l’apertura, sedicimila studenti sono ancora senza un’aula”. In Sicilia, altra regione con il calendario fissato su lunedì, in verità aprono soltanto le scuole superiori. Per primarie e medie mancano sedie, banchi, docenti.

Delle sette regioni che hanno posticipato, la Campania è quella in maggiore difficoltà. Il presidente Vincenzo De Luca fa sapere: “Non so se riusciremo a farcela neppure per il 24 settembre”.

Ogni territorio ha a che fare con problemi simili e distinti. La Spezia in Liguria– nella città militare i contagi sono ancora alti – e Viterbo nel Lazio si sono arrese: partenza posticipata. La Flc Cgil sostiene che, per ora, sono arrivati 200.000 monobanchi dei 2,4 milioni previsti, che, comunque, il contratto del bando Arcuri si è impegnato a consegnare entro fine ottobre. Mancano anche le mascherine promesse gratis per studenti, professori e bidelli. I presidi di tutta Italia, a partire dal Lazio, lo ribadiscono, Domenico Arcuri assicura che entro domani tutti avranno scorte sufficienti per affrontare la prima settimana. L’Ufficio scolastico per l’Emilia Romagna ha autorizzato preventivamente l’utilizzo in classe delle protezioni di stoffa. A Bari il sindaco Antonio Decaro rivela: “I soldi per l’affitto di locali extra scolastici sono arrivati solo due giorni fa e sono pochi, 70 milioni per trecento richieste”.

Il capitolo supplenti è delicato ed emergenziale. Non si sono ancora chiuse le nomine attraverso il contestato sistema Gps. A Torino e a Milano, per esempio, e in quest’ultima città metropolitana i sindacati hanno chiesto formalmente al prefetto di occuparsi della questione. Restano vuoti preoccupanti sul sostegno. La mancanza di 250.000 cattedre di ruolo in tutta Italia – sarebbe un primato dell’era moderna se i numeri fossero confermati – rende la partenza un vero e proprio problema didattico.

 

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Mascherine, ecco il verbale

Mascherine, ecco il verbale:gli alunni seduti in classe potranno toglierle

 

Alle elementari, con il metro di distanza, nessun dispositivo obbligatorio per chi è al banco. Alle medie e superiori dovranno essere messe solo nelle aree a “contagio alto”. Raccomandate le chirurgiche. Confermate le deroghe per le scuole che non possono rispettare la distanza: si parte indossando la protezione facciale

di CORRADO ZUNINO

 

OMA – L'”attenta riflessione” realizzata dal Comitato tecnico scientifico sulla scuola ha prodotto, lunedì scorso, il verbale numero 104, che dà indicazioni su quattro temi fondamentali: il distanziamento, l’igiene delle mani e degli ambienti, l’uso della mascherina, la capacità di controllo e risposta dei servizi sanitari.

Il punto di riferimento resta il metro di distanza tra le “rime buccali” degli alunni e i due metri tra i primi banchi e la cattedra degli insegnanti. Questa distanza deve mantenersi sia con gli alunni e i docenti seduti, sia che gli stessi attori si muovano.

LEGGI ANCHE Cts, online i verbali. Il 13 marzo: “Sul lavoro? Niente mascherine, non servono”

Sulla discussa, e centrale, questione della mascherina, il Cts ha provato a chiarire. La protezione “naso-bocca” è fondamentale nel corso degli spostamenti, quando “potrebbe non essere garantito il distanziamento”. Si conferma che laddove, come anticipato da Repubblica, non fosse possibile il distanziamento minimo tra i banchi, l’attività didattica potrà essere autorizzata a fronte dell’utilizzo della mascherina anche da seduti. Queste deroghe dovranno essere corrette al più presto: tutte le scuole rapidamente dovranno rispettare il metro di distanza in classe.

Nell’ultimo verbale, del 31 agosto scorso appunto, si ricordano le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ovvero: tra i sei e gli undici anni l’uso della mascherina va tarato sulla situazione epidemiologica locale mentre, compiuti i dodici, possono valere le stesse regole emanate per gli adulti.

Riassumendo, e ricordando che in Italia la situazione del contagio è migliore che in gran parte degli altri Paesi (anche se in crescita da quattro settimane) e che gli undici milioni di mascherine saranno distribuite gratuitamente, il Cts offre queste indicazioni: nella scuola primaria (6-11 anni) la mascherina potrà essere rimossa “in condizione di staticità”, ovvero “bambini seduti al banco” con il rispetto della distanza di un metro e “l’assenza di situazioni che favoriscano l’aerosolizzazione”. Una di queste, è il canto.

Per le scuole secondarie (medie e superiori, dai 12 ai 19 anni) la mascherina potrà essere rimossa “in condizione di staticità”, in situazioni didattiche che non favoriscano il droplets (l’espulsione di particelle di saliva), ma – si aggiunge – tutto questo sarà possibile in condizioni di “bassa circolazione virale”. In alcune aree, in cui il contagio è ancora alto, si dovrà mantenere la mascherina in classe.

Il Cts è consapevole che, viste le esperienze straniere, “la riapertura delle scuole in Italia potrebbe procurare focolai di diverse dimensioni”. Per questo, è raccomandabile “l’utilizzo di dispositivi efficaci e standardizzati per lavoratori della scuola e studenti” quali “le mascherine chirurgiche di adeguato dimensionamento” messe a disposizione, d’altro canto, dagli stessi istituti.

Se cambieranno le condizioni epidemiologiche, si cambieranno le indicazioni.

 

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Al via il recupero degli apprendimenti

Al via il recupero degli apprendimenti. I presidi: “Ma le scuole non sono pronte”

 

Nota ufficiale per smentire ritardi. I corsi saranno svolti in presenza dello studente e in alcuni casi a distanza. Da oggi scatta la procedura per la “chiamata veloce”: i docenti possono presentare domanda per supplenze fino al 2 settembre

di ILARIA VENTURI

 

Non saranno pagati extra agli insegnanti. E negli istituti ancora ci sono lavori in corso per allestire le aule, mancano i bidelli per gestire gli ingressi, non si è pronti con le misure di sicurezza anti-Covid. Così i corsi di recupero previsti dal primo settembre rischiano di slittare a dopo l’avvio dell’anno scolastico.

L’allarme è lanciato dall’Associazione nazionale presidi del Lazio, mentre sindacati come la Uil si preparano alla battaglia legale sulla questione del mancato pagamento. Il ministero all’Istruzione ha appena chiarito, in base a quando già previsto dal Decreto Scuola, che si tratta di attività ordinaria. “Stiamo dicendo ai nostri colleghi di farli slittare a dopo l’avvio della scuola” spiega Mario Rusconi, responsabile dell’Anp del Lazio. “Non solo per evitare il contenzioso, ma anche perché gli istituti non sono pronti con il rientro in presenza degli studenti. Noi consigliamo di farli durante l’anno interrompendo le lezioni e dedicando una settimana al recupero delle carenze.

“Il recupero degli apprendimenti ci sarà” assicura il ministero in una nota. E in effetti molti istituti superiori hanno già pubblicato il calendario. Insomma si procede in ordine sparso: chi li farà partire dal 7 settembre e non dal primo, chi online, chi in presenza. E chi rimanda il tutto a dopo l’avvio delle lezioni. A partire saranno soprattutto le superiori, pochi i casi di medie e primarie che richiameranno in classe i loro alunni già da martedì prossimo.

Non si tratta dei vecchi corsi di recupero, quest’anno si chiamano Pai, nuova sigla tra le tante del mondo della scuola: piani di apprendimento individualizzato. Gli studenti sono stati tutti promossi dopo il lockdown, ma chi non è arrivato al 6 si porta dietro il “debito” da recuperare obbligatoriamente senza necessariamente una prova finale per la verifica del recupero (sono le singole scuole a decidere se farla).

“Il recupero – continua la nota di viale Trastevere – comincerà dai primi di settembre e proseguirà anche durante i prossimi mesi, così come previsto dalle norme che regolano il nuovo anno scolastico, che sono il frutto della gestione del periodo di emergenza sanitaria vissuto dal Paese. Nessun allarme, dunque”. Sui docenti non pagati viene precisato: “Il ministero ha solo ricordato, citando peraltro la normativa vigente, che dall’1 al 14 settembre si potranno avviare i corsi perchè i docenti sono già a scuola per l’attività ordinaria”. A deliberare spetta ai collegi dei docenti.

Intanto da oggi, fa sapere il ministero, prende il via la “chiamata veloce che consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni, di poter presentare domanda in un’altra regione dove ci sono posti disponibili per ottenere prima la cattedra a tempo indeterminato”. Subito dopo l’assegnazione dei posti con la chiamata veloce si procederà con le supplenze. Le domande potranno essere presentate fino alle ore 23.59 del 2 settembre.

 

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Coronavirus, il documento dell’Iss.

Coronavirus, il documento dell’Iss: “La scuola deve ripartire, ecco come”

 

Brusaferro: “L’istruzione è la priorità”. Con un caso positivo la struttura non chiude automaticamente: è la Asl a valutare in base alla circolazione del virus in quel momento nella zona dell’istituto

di MICHELE BOCCI

 

È diventato ufficiale il documento con le indicazioni per la gestione dei focolai di coronavirus nelle scuole anticipato da Repubblica. “In una prospettiva di possibile circolazione del virus a settembre e nei prossimi mesi è stato necessario sviluppare una strategia nazionale di risposta a eventuali casi sospetti e confermati in ambito scolastico o che abbiano ripercussioni su di esso, per affrontare le riaperture con la massima sicurezza possibile e con piani definitivi per garantire la continuità”, spiega il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro. “La necessità di riprendere le attività scolastiche è indicata da tutte le agenzie internazionali, tra le quali l’Oms, come una priorità ed è tale anche per il nostro Paese”.

Le raccomandazioni illustrano come si deve agire quando si trova un alunno, o un operatore della scuola, con sintomi compatibili con il virus (sono una lunga serie, dalla tosse, all’affanno, dalla diarrea ai dolori muscolari) o con la temperatura superiore a 37,5°. Nell’istituto, bisogna avere una stanza dove isolare l’allievo mentre si aspetta l’arrivo dei genitori. Sono loro a contattare pediatra o medico di famiglia che a sua volta, se lo ritiene necessario, richiede il tampone alla Asl.

In caso di positività si valuta l’isolamento di tutti i compagni di classe e dei docenti che hanno avuto contatti con il contagiato nelle 48 ore precedenti. Con un caso, dicono gli esperti, non va automaticamente chiusa la scuola ma il dipartimento di prevenzione della Asl deve valutare la situazione anche in base alla circolazione del virus in quel momento nell’area dove si trova la scuola. Se viene contagiato un docente o un altro lavoratore scolastico si valuteranno i suoi contatti, sempre nei due giorni prima, e si avvieranno eventuali quarantene.

Tutte le scuole dovranno nominare un referente, che dialogherà con la Asl. Nei dipartimenti di prevenzione dovrà esserci un medico di riferimento per ogni istituto. Nelle scuole dovranno esserci registri che tengono conto di tutti gli spostamenti di docenti e supplenti nelle classi e di eventuali attività svolte da uno o più alunni fuori dalla propria aula. A ogni bambino verrà misurata la febbre dai genitori la mattina, prima dell’ingresso a scuola.

Il documento è stato messo a punto da Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, ministero dell’Istruzione, Inail, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna

 

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Recupero anni scolastici – Iscrizioni aperte a.s 2020-2021

           Recupero anni scolastici – Iscrizioni aperte a.s 2020-2021
     

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l’insegnamento a distanza

“Cara ministra Azzolina, l’insegnamento a distanza non può sostituire la scuola”

 

La lettera di genitori e insegnanti è partita da Firenze ma sta raccogliendo adesioni in tutta Italia. Le preoccupazioni per le incertezze sulla riapertura e anche per gli effetti delle lezioni online

Questo il testo integrale della lettera di un gruppo di genitori, insegnanti, pediatri, psicologi, operatori della scuola, alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Egregia Ministra Lucia Azzolina,

siamo un gruppo di genitori, con figli di varie età, scolare e prescolare, e di insegnanti, di educatori e operatori della scuola, di professionisti che hanno deciso di interpellarLa direttamente. La scuola è stata la prima a chiudere per il Covid-19. Ferma dal 22 febbraio in Lombardia e in Emilia Romagna e progressivamente nel resto d’Italia, sembra anche destinata a essere l’ultima a riaprire, senza clamore: come se si trattasse di questione marginale di fronte alla necessità di far ripartire il Paese.

I bambini, tutti i minorenni, e i loro diritti, sono stati ignorati durante tutta la fase emergenziale dalle istituzioni, e presi in considerazioni solo dopo vibranti proteste e mobilitazioni. Mentre il primo ministro Conte comincia a presentare un’ipotesi di riapertura graduale delle attività lavorative e a parlare di “ripartenza”, manca una chiara informazione istituzionale relativa a condizioni, termini e modalità di riapertura delle scuole

Noi genitori e insegnanti siamo costretti a fare affidamento a voci che paventano non solo la riapertura della scuola unicamente a partire da settembre, ma addirittura una riapertura esclusivamente o parzialmente a distanza.

Una ripartenza con genitori che dovrebbero ancora farsi carico dell’accudimento e/o dell’istruzione primaria dei propri figli è impensabile. Non si può, quindi, sottovalutare il problema e non pensare alle enormi conseguenze che questo avrà sui minori e sull’organizzazione delle famiglie.

A oggi riteniamo che un mese e mezzo di chiusura della scuola abbia chiaramente dimostrato:

“impreparazione digitale” di docenti e alunni, mancanza di infrastrutture pubbliche adeguate (banda larga, piattaforme didattiche digitali, ecc.) e di connessioni domestiche, nonché disomogenea distribuzione tra la popolazione dei dispositivi necessari;

inadeguatezza dell’insegnamento a distanza.

Inoltre dobbiamo registrare:

– che il primo risultato della didattica a distanza è confermare e approfondire le distanze sociali economiche e culturali, in evidente contraddizione con la Costituzione italiana (l’art. 3 impegna la repubblica a rimuovere le disuguaglianze);

– che ci sono gravi e incontestabili conseguenze prodotte dal venir meno della scuola come luogo materiale di rapporti umani, tra coetanei e tra adulti e ragazzi;

– che asili nido e scuole dell’infanzia – che non possono ricadere sotto la voce “didattica a distanza” e sono tuttavia servizi essenziali – sono usciti del tutto dalla discussione pubblica.

Nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla grande maggioranza delle persone coinvolte – insegnanti, studenti e genitori – la didattica a distanza non può essere considerata altro che una soluzione di pura emergenza, e riteniamo che non sia accettabile prolungarla oltre l’estate, a meno  che non ci siano evidenze scientifiche tali da costringere a tenere chiuse tutte le attività siano esse economiche, sociali, culturali, sportive o scolastiche.

La didattica a distanza non può sostituire la scuola e – per quanto si possano discutere sfumature e specificità – questo vale per tutti gli ordini e gradi di istruzione. Per i gradi della scuola dell’obbligo poi, l’unico risultato certo è lasciare ancora più indietro ampie fasce della popolazione.

Inoltre la didattica a distanza non è idonea in assenza di un sostegno adeguato da parte di un adulto almeno per le fasce di età dei bambini più piccoli e per i bambini con difficoltà di apprendimento.

Infine la scuola dell’infanzia e primaria sono istituzioni educative che strutturano un primo fondamentale momento di relazione sociale continuativa e organizzata fra gli esseri umani.

A questa esperienza formativa di socializzazione, è stata sostituita la solitudine della didattica e dell’apprendimento a distanza: ciò significa privare le nuove generazioni di questo insostituibile patrimonio di educazione alla socialità e alla cittadinanza e può essere tollerata solo come extrema ratio temporanea.

La ripresa da parte dei genitori della propria attività lavorativa impedirà a molti di essi la cura e l’assistenza – anche quella didattica, indispensabile per le prime classi elementari – ai propri figli minori.

In questa prospettiva sorge per le famiglie la preoccupazione di dover far fronte a un vero e proprio abbandono dei figli per gran parte della giornata, tenuto anche conto che moltissime famiglie non potranno più fare affidamento sulla presenza e sull’aiuto dei nonni (fascia di popolazione maggiormente esposta a rischio Covid) e che il costo di una babysitter per tutto il corso della giornata sarebbe per molti insostenibile, nonostante i voucher promessi.

L’estate sarà la prima prova: di fronte alla ripresa delle attività lavorative auspicata da tutti, c’è la concreta possibilità che manchino attività di supporto alle famiglie come i centri estivi. Anche su questo registriamo per il momento la totale assenza di informazioni e indicazioni.

In caso di figli molto piccoli, per chi fosse ancora costretto allo smartworking, neppure la presenza di una babysitter assicurerebbe in ogni caso efficiente ripresa. Inevitabilmente molti genitori – soprattutto madri di bambini non ancora autosufficienti, nei bisogni primari o anche solo nella didattica – saranno indotti a rinunciare al proprio lavoro, o ad accantonarlo, proprio per non far venir meno l’assistenza ai propri figli.

Guardando ai nostri vicini europei, il diritto all’istruzione compare come una priorità dei governi, all’interno di una visione articolata e complessiva per la gestione dell’emergenza, che si sforza di tenere insieme le esigenze di sicurezza sanitaria, di contenimento del contagio, di salute psico-fisica della popolazione, di ripresa delle attività economiche, scolastiche e sociali. Il contrario di quello a cui stiamo assistendo in Italia, alla luce della comunicazione istituzionale e dall’agenda politica sbandierata.

In Danimarca, l’idea del governo è che per riprendere una vita normale, chiedendo ai genitori di tornare a lavorare, è necessario che i bambini e i ragazzi tornino in classe. Il governo di Copenhagen è pronto a innestare la retromarcia nel caso in cui il numero dei contagi, ora basso, dovesse crescere di nuovo.

Dal 20 aprile in Norvegia riaprono asili nido e dal 27 aprile le scuole primarie. In Spagna, la settimana scorsa si è riunita la commissione che si occupa dell’emergenza e l’indicazione data è di provare con aperture scaglionate, diverse da regione a regione a seconda della condizione epidemiologica, a partire da maggio.

In Francia il ministro dell’Istruzione Michel Blanquer ha dichiarato che l’apertura delle scuole sarà progressiva dall’11 maggio seguendo un criterio sociale, aprendo cioè le scuole nelle zone socialmente più difficili.

In Germania l’accademia delle scienze nazionale, l’Accademia Leopoldina, ha raccomandato un graduale allentamento delle restrizioni dal 4 maggio. È notizia di queste ore che verrà data priorità agli studenti che stanno completando il loro ciclo (superiori, medie e anche elementari).

Alla luce di tutto questo, riteniamo sia doveroso da parte Sua adoperarsi, al pari dei suoi colleghi europei, per garantire il diritto all’istruzione iniziando da subito a pensare, a progettare e organizzare la ripresa delle attività scolastiche in presenza (almeno a settembre e anche prima dell’estate, per i più piccoli).

È necessario che fornisca un’informazione tempestiva, chiara e costantemente aggiornata circa il lavoro di programmazione che il governo sta svolgendo sul tema e circa le modalità che dovranno essere assunte per la riapertura di tutte le scuole – dai nidi alle secondarie – , in sicurezza: pensiamo a test sierologici per bambini e ragazzi, a turni ridotti e differiti, all’eliminazione dei momenti di assembramento, a supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, all’ottimizzazione nell’uso dello spazio nelle aule in rapporto al numero di studenti, alla regolarizzazione dei docenti precari, all’assunzione di più personale, alla sanificazione degli ambienti, alla conversione a uso scolastico di edifici inutilizzati e di scuole precedentemente chiuse, alla riapertura delle scuole differenziata su base regionale, in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche.

Sono misure che richiedono un enorme lavoro di organizzazione – che deve tenere conto di una catena di problemi che va dall’uscita di casa e dall’entrata a scuola, fino alla gestione dell’uscita e del rientro a casa intrecciandosi con altre attività e servizi, a cominciare dal trasporto pubblico. Devono perciò essere pensate, programmate e finanziate già da ora.

Se il governo continuerà a rimandare ancora la discussione e la pianificazione sulla scuola, per molti mesi si continuerà a privare del diritto all’istruzione intere generazioni di studenti.

Riteniamo comunque che la gradualità delle aperture, imposta dalle esigenze sanitarie ma anche da quelle di graduazione delle esigenze dei minori e delle famiglie, consentirebbe di pianificare sin dalle prossime settimane – al pari o quasi degli altri paesi europei parimenti colpiti – la riapertura dei servizi educativi almeno alla prima infanzia (l’anno scolastico per asili e scuole dell’infanzia non si chiude il 10 giugno, ma alla fine del mese, protraendosi in certi casi anche in luglio) e (almeno delle prime classi) delle scuole primarie. Per i più piccoli, anche un breve passaggio in aula sarebbe importante.

Sentiamo quindi il bisogno di protestare perché, invece di considerare la scuola come una delle priorità, in una visione organica complessiva dell’emergenza sanitaria in atto, e di attivarsi concretamente per la sua riapertura in sicurezza, così come succede in altri paesi europei e non solo, si continua a ribadire il perdurare dello stato di fatto circa la chiusura della scuola senza offrire ai cittadini informazioni e prospettive chiare.

È compito della politica garantire il diritto alla salute nel saggio bilanciamento di tutti gli altri diritti dei cittadini, fra i quali quello all’istruzione, per primo, non può, e non deve, essere totalmente (e neppure parzialmente) sacrificato.

È per noi inaccettabile che si continui a proporre una visione e soluzioni parziali e settoriali. Non è possibile considerare come unica soluzione quella della didattica a distanza, senza peraltro considerarne adeguatamente le ricadute sulla vita dei minori e delle loro famiglie, e senza considerare le problematiche organizzative e di gestione che questa genera.

Riteniamo tutto ciò gravissimo, tanto più se, guardando agli altri paesi con numeri simili ai nostri in termini di contagi e di decessi, si scopre che per loro la scuola è, insieme ad altre, una delle priorità, tenendo anche conto che sono ormai molti gli studi scientifici che attestano la sproporzione tra i vantaggi di un lockdown prolungato e i danni e i rischi che può produrre sulla popolazione e in particolare su bambini e adolescenti.

In conclusione, ci rivolgiamo a Lei, Ministra Azzolina, affinché si lavori da subito per costruire un piano per la riapertura di asili e scuole che sia adeguato ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, che sono tra i soggetti più fragili in questa emergenza sanitaria, e a sostegno delle famiglie e dei genitori.

Chiediamo, inoltre, che il piano di intervento e finanziamento per l’anno scolastico 2020-2021, perdurando il momento dell’emergenza, voglia impedire un danno alla scuola pubblica.

Certi che comprenda questa situazione e la nostra preoccupazione, in attesa di un riscontro.

 

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